Perché sono così importanti le certificazioni in ambito alimentare?

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Le certificazioni in ambito alimentare, sono degli strumenti fondamentali per un duplice scopo. Il primo, permettono alle organizzazioni di immettere alimenti sicuri sui mercati internazionali, a tutela della salute dei consumatori.

 

Il secondo, aiutano le aziende a dotarsi di un sistema organizzativo gestionale ricercando efficienza e miglioramento continuo.

 

Riuscire a garantire sicurezza, qualità e legalità alimentare, all’interno di un’azienda è fondamentale per tutti i settori lavorativi, ma ancor di più quando si tratta di aziende operanti nel settore degli alimenti.

 

Il rispetto degli standard di sicurezza, qualità e legalità internazionali e nazionali consente una gestione precisa di tutte le condizioni necessarie per garantire salubrità e comportamenti commerciali corretti.

 

È qui che entrano in gioco le certificazioni del settore alimentare, ovvero tutta una serie di attestazioni volontarie, rilasciate da organismi terzi, che assicurano a consumatori e clienti l’operato delle organizzazioni, nel rispetto degli standard di base, per l’immissione sul mercato di alimenti sicuri, nel rispetto delle definizioni contrattuali.

Quali sono le certificazioni in ambito alimentare più importati?

La certificazione alimentare è fondamentale per tutte le aziende del settore agroalimentare che vogliono entrare a far parte di un mercato più ampio, ad esempio, divenire un fornitore della GDO e perché no, portare un cambiamento internazionale nei propri mercati.

 

Il rispetto delle norme e dei requisiti nazionali ed internazionali in materia di qualità, sicurezza e legalità assicura ai consumatori, ed al mercato in generale, la consapevolezza dello stato di salubrità degli alimenti.

 

Infatti, grazie a queste certificazioni, le aziende possono comunicare immediatamente la propria capacità di lavorare secondo le normative per garantire la conformità del prodotto e quindi la sicurezza del prodotto.

 

In ambito alimentare si possono distinguere quattro tipologie di certificazione. Quelle di sistema, che si basano su delle norme organizzativo, gestionali. Quelle che definiscono i requisiti per gli standard di certificazione privati. Le certificazioni di prodotto. E gli standard trasversali.

 

Vediamole nello specifico. Norme di sistema:

  • Certificazione ISO 9001. La madre delle norme in ambito qualità, grazie all’adozione dell’approccio per processi, ricercherai la massima efficienza aziendale e soddisfazione del cliente;
  • Certificazione ISO 22000. La norma che definisce i requisiti per i sistemi di gestione per la sicurezza alimentare. Una buona base di gestione organizzativa dei requisiti alimentari;
  • Certificazione ISO 22005. Norma che definisce i requisiti per i sistemi di tracciabilità di filiera.

 

Standard di certificazione alimentare:

  • Certificazione BRCGS. Lo standard privato di proprietà del British Retailer Consortium, nato per la qualifica dei produttori di private label della grande distribuzione anglosassone;
  • Certificazione IFS. Standard privato di proprietà di Management GmbH International Featured Standard, simile al precedente, ma nato dalla GDO tedesco, belga-francese;
  • Certificazione FSSC 22000. Standard privato della fondazione FSSC, composta dai più grandi produttori globali. I suoi requisiti richiedono l’adozione della norma ISO 22000, della norma sui prerequisiti tecnici di settore ISO 22002, e richieste specifiche comuni a GFSI;
  • Certificazione SQF. Safe Quality Food, l’unione dei principi della qualità con i dettami del Codex alimentarius.

 

Certificazioni di prodotto:

  • Certificazione biologica. La certificazione di prodotto, che attesta il rispetto al Reg CE 848/2018 per la produzione di alimenti biologici;
  • Certificazioni religiose. Attestazioni rilasciate per la produzione di alimenti secondo i dettami religiosi. Le più conosciute sono la certificazione HALAL, per gli osservanti Musulmani, e KOSHER, per gli osservanti Ebraici;
  • Certificazioni di Claims. Attestazioni che definiscono la presenza o l’assenza di una particolarità o specificità. Per esempio le certificazioni vegan, vegetarian, NO OGM, Gluten Free, ed altre;
  • Marchi collettivi. DOP, DOP, IGP, SGT, riconoscimenti comunitari, rilasciati per produzioni che rispettano disciplinari, di tutela o indicazioni geografiche.

 

Standard trasversali:

  • Certificazione Global Gap. Standard privato della grande distribuzione, nato da Eurogap, per i produttori ortofrutticoli, zootecnici ed ittici, primari. Oltre che requisiti alimentari, richiede l’adozione dei principi dei pilasti della sostenibilità ambientale e socio economica. E la catena di custodia dei trasformatori di questi alimenti acquistati da aziende primarie certificate;
  • Certificazione GMP+. Medesimi requisiti di quello appena citato, in ambito mangimistico e cerealicolo;
  • Certificazioni ittiche. In questo caso, i medesimi requisiti in ambito ittico. Gli standard sono: la certificazione Friend of The Sea, MSC, ed ASC;
  • Sistemi qualità nazionale. Sistemi si qualità anazionali che anche in questo caso richiedono l’adozione degli altri appena visti, nati dagli stati comunitari per valorizzare il consumo dei prodotti nazionali sul proprio territorio. I più adottati: Sistema nazionale agricoltura integrata, filiera zootecnica, benessere animale, acquacoltura sostenibile.

 

Tutte le attestazioni sopra riportate sono importanti. Ovviamente rispetto ai settori nei quali si trovi l’organizzazione.

 

Le più richieste ed importanti, livello internazionale, sono quelle riconosciute dal Global Food Safety Initiative, GFSI, fondazione internazionale che opera per l’armonizzazione tra le varie norme e standard alimentari. Per favorire il commercio e la salute dei consumatori.

 

Fondazione che riconosce come ‘pari’, gli standard per i produttori FSSC 22000, IFS, ed il BRCGS. Adottabili al settore di produzione, escluso il primario, e per i settori di produzione dei materiali a contatto alimentare, MOCA, ed erogatori di servizi in ambito logistico, di rappresentanza e vendita.

 

In Europa, il riconoscimento più richiesto, e la certificazione IFS. Segnaliamo, per approfondirne requisiti, ed iter di ottenimento, l’utile guida che puoi leggere visitando questa pagina: https://www.sistemieconsulenze.it/certificazione-ifs/

 

I requisiti comuni delle certificazioni in ambito alimentare

I requisiti richiesti possono variare a seconda della norma o standard di certificazione alimentare adottato. Ci sono però dei principi comuni a tutti. Soprattutto per quelli riconosciuti dal GFSI. Vediamoli:

  • Definizione di uno stato di intenti strategico aziendale, che contempli i requisiti degli standard, obiettivi, ed attività per raggiungerli;
  • Attività di definizione di un sistema di gestione documentale, capace di supportare tutti i processi, il monitoraggio, valutazione e miglioramento;
  • Adozione dei prerequisiti per la sicurezza alimentare, secondo la norma tecnica di settore ISO 22002;
  • Adozione di sistemi di lavorazione per i pericoli alimentari, biologici, chimici, fisici e radio conducibili, che si basino sul sistema HACCP, Hazard Analysis and Critical Control Points, o per i mercati nord americani, HARPC, Hazard Analysis and Risk Based Preventive Control. Efficaci per la prevenzione, abbattimento, monitoraggio e gestione a tutela della salute del consumatore;
  • Adozione di sistemi di valutazione e gestione contro attività di adulterazione intenzionale, food defense, e per le frodi alimentari, food fraud;
  • Adozione di attività che permettano uno studio dei prodotti dall’acquisizione della richiesta da parte di un cliente, progettazione, produzione, fino al suo rilascio sul mercato;
  • Formazione delle risorse;
  • Gestione delle risorse tecniche;
  • Adottare sistemi di gestione e ricerca analitica a sostegno dell’efficacia dei processi;
  • Processi di comunicazione efficaci con tutti gli stakeholder, per l’ordinario e per le emergenze ed allerte.

Certificazioni in ambito alimentare: i vantaggi di adozione

I vantaggi per la tua organizzazione? Potrebbero essere infiniti! Vediamoli:

  • Prevenire situazioni che possano arrecare rischi per la sicurezza dei consumatori;
  • Prevenire sanzioni, perdite economiche e di reputazione;
  • Efficientare i processi favorendone la produttività e le performance si sicurezza e qualità alimentare;
  • Velocizzare i processi di qualifica come fornitore della grande distribuzione organizzata e delle grandi realtà commerciali;
  • Diminuire le verifiche degli organismi competenti ufficiali;
  • Tutelate i tuoi prodotti sui mercati contro i fenomeni di italian sounding;
  • Migliorare la tua reputazione e visibilità aziendale;
  • Instaurare rapporti di fiducia duraturi con clienti e consumatori.
  • Aumentare il valore della tua organizzazione.

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